Fumo sul luogo di lavoro: cosa deve sapere un datore di lavoro

Dove è vietato fumare al lavoro, se le aree fumatori sono un obbligo, cosa impone il Testo Unico sulla Sicurezza e come regolare la pausa sigaretta. Il quadro, con le fonti.

Sul luogo di lavoro il fumo è regolato da due riferimenti principali: la Legge Sirchia (L. 3/2003) per il divieto, e il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008) per gli obblighi del datore di lavoro sul fumo passivo.

Dove è vietato fumare al lavoro

Il divieto della Legge Sirchia si applica a tutti i locali chiusi dei luoghi di lavoro, pubblici e privati: uffici, open space, sale riunioni, magazzini coperti, mense, corridoi. Gli ambienti di lavoro non rientrano tra i « luoghi privati non aperti al pubblico » in cui è ammesso fumare. Le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato sono in genere assimilati.

Le aree fumatori sono un obbligo? No

Il datore di lavoro non è obbligato a destinare un locale ai fumatori. Se sceglie di farlo, deve rispettare gli stessi requisiti previsti per le sale fumatori dei pubblici esercizi dal DPCM 23 dicembre 2003: impianti di ventilazione e ricambio d'aria a norma, separazione fisica dagli altri ambienti, cartellonistica. Se è disponibile un solo locale o la separazione non è possibile, il divieto diventa assoluto. Nella pratica, la soluzione più diffusa è un'area fumatori all'aperto, ben delimitata e attrezzata.

Gli obblighi del datore di lavoro

Il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare i rischi — incluso il fumo passivo — e di adottare le misure necessarie a tutelare la salute dei lavoratori. L'Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2004 raccomanda inoltre di informare i lavoratori sui rischi del fumo e sulle misure adottate. Sul piano del rispetto del divieto, vanno nominati addetti alla vigilanza autorizzati a contestare le violazioni: al responsabile che ometta cartellonistica o controllo si applica una sanzione da 200 a 2.200 euro.

La pausa sigaretta

La « pausa sigaretta » non è un diritto previsto dalla legge: rientra nel potere organizzativo del datore di lavoro, che può disciplinarla nel regolamento aziendale — ad esempio limitandone frequenza e durata, o richiedendo la timbratura. L'obiettivo non è punire, ma dare regole chiare e coerenti con il divieto indoor e con la tutela di chi non fuma.

Dall'obbligo all'organizzazione

Una volta spostato il fumo all'esterno, il tema diventa operativo: dove si concentrano i fumatori si concentrano i mozziconi. Attrezzare l'area con posacenere adeguati, organizzare i ritiri e tracciare il flusso è ciò che trasforma un obbligo in una gestione ordinata e documentabile.

Il datore di lavoro deve creare un'area fumatori?
No, non è un obbligo. Se però decide di allestire una sala fumatori interna, deve rispettare i requisiti del DPCM 23/12/2003 (ventilazione, separazione fisica, cartellonistica). La soluzione più comune è un'area fumatori all'aperto delimitata e attrezzata.
La pausa sigaretta è un diritto del lavoratore?
No. Non è prevista dalla legge come diritto: rientra nel potere organizzativo del datore, che può regolarla nel regolamento aziendale (frequenza, durata, timbratura).

Fonti: Legge 16/1/2003 n. 3 art. 51 (Legge Sirchia); DPCM 23/12/2003; D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico Sicurezza); Accordo Stato-Regioni 16/12/2004.

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