Sul luogo di lavoro il fumo è regolato da due riferimenti principali: la Legge Sirchia (L. 3/2003) per il divieto, e il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008) per gli obblighi del datore di lavoro sul fumo passivo.
Dove è vietato fumare al lavoro
Il divieto della Legge Sirchia si applica a tutti i locali chiusi dei luoghi di lavoro, pubblici e privati: uffici, open space, sale riunioni, magazzini coperti, mense, corridoi. Gli ambienti di lavoro non rientrano tra i « luoghi privati non aperti al pubblico » in cui è ammesso fumare.
E-cig e tabacco riscaldato sul posto di lavoro
La legge nazionale non vieta espressamente sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato negli ambienti di lavoro: l'unico divieto nazionale per le e-cig riguarda le scuole (D.L. 104/2013). Il Ministero del Lavoro, con l'interpello n. 15 del 24 ottobre 2013, ha chiarito che il divieto di fumo non si applica alle sigarette elettroniche. Il datore di lavoro può però vietarle, insieme al tabacco riscaldato, nel regolamento aziendale, sulla base della valutazione dei rischi, per coerenza con il divieto di fumo e nel rispetto dei colleghi.
Le aree fumatori sono un obbligo? No
Il datore di lavoro non è obbligato a destinare un locale ai fumatori. Se sceglie di farlo, deve rispettare gli stessi requisiti previsti per le sale fumatori dei pubblici esercizi dal DPCM 23 dicembre 2003: impianti di ventilazione e ricambio d'aria a norma, separazione fisica dagli altri ambienti, cartellonistica. Se è disponibile un solo locale o la separazione non è possibile, il divieto diventa assoluto. Nella pratica, la soluzione più diffusa è un'area fumatori all'aperto, ben delimitata e attrezzata.
Gli obblighi del datore di lavoro
Il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare i rischi — incluso il fumo passivo — e di adottare le misure necessarie a tutelare la salute dei lavoratori. L'Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2004 raccomanda inoltre di informare i lavoratori sui rischi del fumo e sulle misure adottate. Sul piano del rispetto del divieto, vanno nominati addetti alla vigilanza autorizzati a contestare le violazioni: al responsabile che ometta cartellonistica o controllo si applica una sanzione da 200 a 2.200 euro.
La pausa sigaretta
La « pausa sigaretta » non è un diritto previsto dalla legge: rientra nel potere organizzativo del datore di lavoro, che può disciplinarla nel regolamento aziendale — ad esempio limitandone frequenza e durata, o richiedendo la timbratura. L'obiettivo non è punire, ma dare regole chiare e coerenti con il divieto indoor e con la tutela di chi non fuma.
Dall'obbligo all'organizzazione
Una volta spostato il fumo all'esterno, il tema diventa operativo: dove si concentrano i fumatori si concentrano i mozziconi. Attrezzare l'area con posacenere adeguati, organizzare i ritiri e tracciare il flusso è ciò che trasforma un obbligo in una gestione ordinata e documentabile.